By Michele Filippucci
Abstract: An investigation into the social and environmental impacts of the 2026 Winter Olympic Games in Cortina d’Ampezzo. Starting from the sustainability promises contained in the Olympic Dossier, public documents related to Olympic infrastructure, and testimonies from Cortina’s residents, the research analyses three planned infrastructure projects in the Ampezzo valley: the bobsleigh track, the Olympic Village, and a new cable car. The investigation raises questions about who truly benefits from the Games: tourism, winter sports, or the residents of Cortina d’Ampezzo.
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Dalla terrazza di un caffè di Cortina d’Ampezzo, un paese di poco più di cinquemila abitanti poggiato su una ampia conca e circondato da alcune delle montagne più suggestive delle Dolomiti, guardiamo il panorama del versante delle Tofane. Silverio, attivista ampezzano, con il dito teso ed una mano sulla fronte per ripararsi dal sole, ci indica le funivie chiamandole per nome, spiegandoci come le piste, «le strettoie, le curve strette in mezzo agli alberi» su cui si divertiva da ragazzo, siano cambiate nel tempo, occupando porzioni sempre più ampie del versante. Ci mostra i sempre più numerosi cannoni per l’innevamento artificiale, gli ammodernamenti delle seggiovie, la nuova cabinovia che dal 2021, anno dei mondiali di sci, porta i turisti con gli sci ai piedi fino al comprensorio delle 5 torri. Da lì, i cavi delle cabinovie si perdono alla vista, arrivando fino al circuito del Sellaronda, a più di 40 chilometri in linea d’aria.
Più in basso, ai confini di Cortina d’Ampezzo, vediamo il cantiere della nuova pista da bob, il “Cortina Sliding Centre”. Si tratta di una delle infrastrutture previste per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina del 2026, il prossimo grande evento sportivo diffuso che verrà in parte ospitato nella conca, oltre che in Lombardia, Trentino e Alto Adige. Silverio, insieme alla rete Open Olympics di cui fa parte, un gruppo di più di venti associazioni di respiro nazionale e singoli cittadini, si occupa di monitorare l’avanzamento dei lavori per i Giochi Olimpici. Il monitoraggio consiste nella raccolta di informazioni online sui progetti infrastrutturali, disponibili tramite le piattaforme per la trasparenza della pubblica amministrazione, e nella verifica della coerenza tra progetti, regolamentazioni e lavori in corso. E’ proprio grazie a questi dati che apprendiamo che quello della pista da bob non è un cantiere come gli altri: per completare la pista da bob in tempo per l’evento olimpico, bisognerà realizzare un record: 685 giorni per completare l’impianto al grezzo, meno di 400 giorni per il primo collaudo obbligatorio con gli atleti in pista. Nessun impianto simile è mai stato concluso in meno di 880 giorni.
La pista da bob è forse l’esempio più celebre e che ha attratto più attenzione mediatica riguardo i ritardi ed il malfunzionamento della macchina organizzativa italiana per le Olimpiadi del 2026. Tuttavia, si tratta solamente di un aspetto della più ampia storia della preparazione della conca ampezzana ad ospitare le Olimpiadi del 2026.

Per comprendere meglio i fatti è necessario innanzitutto descrivere il contesto in cui si inserirà l’evento olimpico: Cortina d’Ampezzo ha a che fare con un trend di spopolamento cominciato negli anni ‘70 e mai arrestatosi: secondo i dati dell’anagrafe (1) i residenti del borgo sono scesi da 8600 unità nel 1973 a 5600 nel 2024. A fronte del numero esiguo di residenti, nella cittadina troviamo più di 20.000 posti letto (2) tra alberghi e servizi complementari, dati che indicano una forte condizione di over tourism. Secondo lo Ski Report di Savills Research (3), il prezzo delle case è in crescita costante ed ha raggiunto la media di 12.200 euro al metro quadro, il più alto di qualsiasi altra località sciistica in Italia.
Allo stesso tempo, nelle Alpi il riscaldamento globale provoca un aumento di temperatura quasi doppio rispetto alla media globale (IPCC, High Mountain Areas) (4), aumentando la frequenza dei fenomeni di precipitazione estremi e diminuendo la quantità di precipitazione nevosa. Questi cambiamenti hanno delle inevitabili conseguenze sulla pratica degli sport invernali, che si spostano a quote sempre più alte e dipendono sempre di più dell’innevamento artificiale – o neve programmata. Secondo il rapporto Nevediversa di Legambiente, tale fenomeno si traduce nell’abbandono di impianti a basse quote e nel rincaro dei prezzi degli impianti a quote maggiori, favorendo un turismo di lusso, più uniformemente distribuito nel tempo (coerente con l’uso di neve programmata) e dunque rivolto a coloro che possono permettersi una settimana bianca. Durante lo scorso anno i prezzi dello skipass in Italia sono aumentati tra il 3,7 e il 5,2% ed il fatturato dell’industria dello sci è aumentato dell’8,9% rispetto all’anno precedente, in forte ripresa rispetto al periodo pandemico (Skipass Panorama 2023-2024) (5) – una ripresa che avviene ad un costo energetico e sociale crescente, in quanto sovvenzionata da fondi pubblici. Il ministero del turismo, per il quinquennio 2024-2028, ha previsto un finanziamento a fondo perduto di 230 milioni di euro pubblici per il mantenimento delle piste nei comprensori italiani e per le infrastrutture per l’innevamento programmato. Secondo una recente inchiesta di IRPI media (6), a questi si sommano i finanziamenti regionali al turismo della neve che per il Veneto ammontano a 41 milioni.

In sede di candidatura il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) ha promesso delle Olimpiadi che avrebbero sfruttato infrastrutture già esistenti, all’insegna della sostenibilità ed in totale linea con lo sviluppo economico e sociale dei territori che le ospiteranno. In questa inchiesta, a partire dai dati pubblici sulle opere olimpiche raccolti grazie al lavoro della rete Open Olympics e da numerose testimonianze collezionate sul campo, intendiamo rispondere alla domanda: a Cortina d’Ampezzo, le promesse olimpiche fatte in fase di candidatura sono state mantenute?
Il coinvolgimento degli ampezzani ed il caso “pista da Bob”
Roberta de Zanna, consigliera comunale di Cortina d’Ampezzo per la lista civica Cortina Bene Comune dalle elezioni del 2021, ci racconta come nel 2018, in fase di candidatura per le Olimpiadi, abbia proposto insieme ad un folto gruppo di cittadini un referendum consultivo per il comune Ampezzano per coinvolgere gli abitanti della conca nella decisione di ospitare o meno l’evento olimpico. L’allora sindaco Ghedina negò il referendum consultivo giustificando la scelta in base ad un consenso comprovato generale (stimato tramite un sondaggio online) di commercianti, impiantisti, Comune di Milano e popolazione e sostenendo che, qualsiasi fosse stato l’esito, ormai la decisione di ospitare le Olimpiadi era stata presa. Il sondaggio online a cui Ghedina fa riferimento consiste in un’iniziativa del CONI e del CIO per cui sono state collezionate circa 2500 risposte, di cui 607 dal Veneto. I risultati mostrano come l’80% dei rispondenti al sondaggio fosse favorevole ad ospitare i Giochi Olimpici nella regione. Di quei 607 non è specificato né il metodo di selezione del campione, né quante persone fossero residenti a Cortina D’Ampezzo o di un’area montana limitrofa. Una mancanza importante, specialmente in una località dove il numero di residenti è piccolo rispetto al numero di persone che frequentano la cittadina come turisti o come possessori di seconda casa.

Questo fatto rappresenta la prima negazione di uno spazio di confronto sulla programmazione delle Olimpiadi nei confronti degli abitanti della conca ampezzana. Un atteggiamento alla base delle successive vicissitudini legate alla pista da bob.
Nel 2019 vengono assegnate all’Italia le Olimpiadi invernali del 2026, ma a Cortina d’Ampezzo per i successivi anni quasi non se ne sente parlare. Nel 2021 viene costituita la Società Infrastrutture Milano Cortina (SIMICO), mentre tramite una successione di decreti ministeriali vengono stanziati i fondi pubblici necessari alla realizzazione delle opere Olimpiche. Secondo l’ultimo DPCM del 08/09/2023, la spesa per le Olimpiadi ammonta a 3,4 miliardi di euro. È proprio in questa fase di messa a punto dei progetti e ricerca dei fondi che il recupero della pista da bob ‘Eugenio Monti’, presentato nel dossier di candidatura come una ristrutturazione della pista costruita per le Olimpiadi del 1956, prende la forma di una demolizione e costruzione ex novo necessaria per soddisfare i requisiti delle moderne competizioni di bob, skeleton e slittino. I fondi stanziati per l’opera, secondo il DPCM del 08/09/2023, ammontano a 118 milioni di euro. Un prezzo maggiore della pista di Cesana-Pariol, costruita per circa 110 milioni di euro per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. La dicitura “riqualificazione” del progetto per la nuova pista da bob, il ‘Cortina Sliding Centre’, esonera l’infrastruttura da una valutazione di impatto ambientale (VIA), una procedura a cui i grandi progetti infrastrutturali pubblici o privati sono in genere sottoposti. La VIA consiste in una valutazione dell’impatto dell’infrastruttura su acqua, suolo, fauna, flora, salute umana, paesaggio e beni culturali, ed è un processo che prevede il coinvolgimento della società civile nell’approvazione del progetto. L’esonero dal processo di VIA, insieme alla preoccupazione per il destino dell’opera, che richiede spese di manutenzione e gestione di 1,5 milioni di euro l’anno, le stesse spese che hanno portato la pista di Cesana Pariol alla chiusura dopo solo cinque anni di attività, portano la società civile a nuove proteste.
Un numero cospicuo di ampezzani, insieme a più di cinquanta associazioni ed attivisti provenienti da altre parti del territorio nazionale, manifestano il 24 settembre 2023 ed il 19 febbraio 2024 per impedire la costruzione della nuova pista da bob e spingere le istituzioni a condurre le gare di bob skeleton e slittino a Innsbruck, affittando una struttura già in funzione. Inoltre, la sezione di Belluno di Italia Nostra, sotto la presidenza di Giovanna Ceiner, denuncia al TAR alcune violazioni del codice degli appalti, del codice dei beni culturali e del codice dell’ambiente. Una battaglia legale che a forza di rinvii diventa troppo costosa e viene abbandonata per mancanza di fondi. Dopo due gare d’appalto andate deserte a causa del clima di tensione ed i forti ritardi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini interviene sulla questione presentando un ‘progetto light’, di più veloce realizzazione e che dovrebbe evitare l’abbattimento di alcuni larici secolari. L’impresa Pizzarotti si presenta alla terza gara d’appalto, vince senza concorrenza e viene incaricata di realizzare la pista in tempo record, con la ‘posa del primo mattone’ il 19 febbraio 2024.

Pietro Gaspari, uno dei moderatori di ‘Pista da Boh’, una pagina Instagram gestita da giovani ampezzani che nel periodo delle manifestazioni contro la pista da bob ha sensibilizzato la popolazione rispetto alle contraddizioni del progetto, ci racconta come tale importante finanziamento pubblico appaia insensato di fronte alla situazione in cui si trova il territorio: i suoi coetanei sono costretti a lasciare la conca, un territorio che di fronte a un costo delle case molto alto non offre sufficienti servizi. Quei 118 milioni di euro sarebbero potuti essere investiti su servizi per i residenti o iniziative culturali. A Cortina d’Ampezzo sono stati chiusi il cinema e la piscina comunale, la cui promessa di riapertura da parte del comune per i mondiali del 2021 non è stata mantenuta. L’unico ospedale nelle vicinanze è il policlinico Codivilla, i cui servizi sono stati ridotti a causa di una ristrutturazione che va avanti da anni e che dovrebbe terminare proprio in vista delle Olimpiadi. Per molte visite specialistiche è necessario raggiungere Belluno o Brunico a più di un’ora di macchina. I trasporti pubblici sono pensati per lo più per i turisti e riescono a collegare la conca con le principali città della pianura ma non servono altrettanto bene la Valle del Boite e gli spostamenti tra Cadore e Ampezzo. Inoltre, la stazione dei bus un tempo adiacente all’edificio dei treni è stata demolita per fare spazio ad un’area commerciale, a causa di un progetto di partenariato pubblico e privato per la riqualificazione dell’area. Una nuova stazione dei bus dovrebbe essere costruita come parte del nuovo progetto di “mobilità intermodale” previsto dal DPCM 08/09/2023. Un progetto ambizioso che potrebbe risolvere alcuni problemi legati alla mobilità a Cortina d’Ampezzo, fornendo un’importante “legacy” (termine inglese spesso usato in questo contesto per parlare di eredità lasciata dai Giochi Olimpici) al territorio. Un intento ben accolto dalla popolazione che purtroppo nella realtà dei fatti presenta forti contraddizioni.

La cabinovia Apollonio-Socrepes ed una nuova mobilità per Cortina d’Ampezzo.
La “Proposta di Partenariato pubblico privato per un nuovo sistema integrato di mobilità intermodale nel Comune di Cortina d’Ampezzo” del DPCM del 08/09/23 prevede tre ambiti di intervento sul territorio ampezzano: una nuova cabinovia che collega la zona di Apollonio (ai limiti dell’abitato di Cortina d’Ampezzo), con l’area sciistica di Socrepes, un parcheggio interrato di 5 piani a forma di conoide con più di 700 posti auto ed un sistema sotterraneo di tapis roulant e scale mobili (denominato “Moving Walkway”) che permetta agli sciatori di raggiungere dal parcheggio il lato opposto del resort sciistico, gli impianti di Faloria. Il progetto prevede un finanziamento di circa 127 milioni, di cui 25 milioni di euro dalle casse dello stato, circa 7 milioni da parte della regione Veneto e 95 milioni di euro da proponenti privati che trarrebbero guadagno dalle strutture commerciali annesse al parcheggio (ristorazione e area fitness) e dalla vendita dei posti auto stessi. Al di sopra del parcheggio sotterraneo dovrebbe venire realizzata una stazione per i bus di linea e le navette per lo sci che andrebbe a sostituire l’ormai demolito centro intermodale nei pressi della stazione ferroviaria. La costosa proposta, che ha l’obiettivo di decentralizzare il traffico di auto del centro di Cortina d’Ampezzo, è stata sottoposta a processo di valutazione di impatto ambientale, subendo dei forti ritardi. A meno di un anno dall’inizio delle Olimpiadi non è ancora stato posto il primo mattone per la nuova cabinovia che, stando al progetto, dovrebbe essere essenziale per portare gli spettatori alla pista Olympia, dove si terranno le gare olimpiche di sci alpino femminile.
Il ritardo nell’approvazione in sede di VIA è dovuto principalmente a due aspetti: il parere della soprintendenza, chiamata a valutare l’impatto dell’opera sul paesaggio dei prati di Mortisa, uno degli ultimi pascoli che si affacciano sulla città che verrebbe attraversato dai piloni della seggiovia, ed un movimento franoso che interessa buona parte del versante delle Tofane che si affaccia su Cortina d’Ampezzo, la “frana di Mortisa”, sottoposto all’esame dell’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali.

Giulia Bossi, autrice di uno studio del Consiglio Nazionale della Ricerca (CNR) sulla frana di Mortisa (7), ci spiega come il movimento franoso a scorrimento lento si muove in superficie con velocità dell’ordine di alcuni centimetri l’anno, a seconda della zona, mentre in profondità può raggiungere velocità di 2 metri l’anno. Come rilevato dall’Autorità di Bacino, tale movimento franoso sul lungo periodo sarebbe in grado di spostare i piloni della seggiovia, richiedendo regolari e costosi interventi di manutenzione.
Le misurazione dello studio della dott.ssa Bossi si basano su osservazioni precedenti al 2012, mentre Chiara Siorpaes, dottoressa in geologia e geologa libera professionista attiva sul territorio ampezzano, ci racconta come l’aumento delle temperature legate al cambiamento climatico potrebbe avere un effetto sulla dinamica della frana che può diventare sempre più importante in futuro: «l’aumento di temperatura potrebbe, durante i periodi invernali, andare a ridurre i giorni in cui lo strato superficiale nelle aree di frana gela, con un aumento dell’infiltrazione d’acqua e un conseguente aumento degli spostamenti annui». Tali cambiamenti sono già stati confermati da due persone intervistate che preferiscono rimanere anonime, nonostante non siano stati documentati in approfondimenti tecnici pubblici. Si può dunque ipotizzare che gli spostamenti più frequenti delle frane renderanno più frequenti gli interventi di manutenzione straordinaria sulle seggiovie già esistenti e per la nuova cabinovia.
Inoltre, in fase di scrutinio della documentazione per la VIA, l’autorità di Bacino delle Alpi Orientali ha effettuato nuove simulazioni per il rischio idrogeologico nella zona di confluenza del Boite e del Rio Bigontina, rilevando fenomeni di alluvionamento con una frequenza di circa un evento ogni trent’anni. Tali simulazioni, da integrare all’interno del PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni), renderebbero vaste porzioni dell’area di Apollonio inadatte alla realizzazione di locali interrati, andando a snaturare i progetti del parcheggio e del Moving Walkway.
Nonostante le criticità individuate, il 6 febbraio 2025 l’Autorità di Bacino ha comunque approvato il progetto della cabinovia con 5 prescrizioni. Allo stesso modo, la soprintendenza ha espresso parere favorevole al progetto, pur definendo la cabinovia una «compromissione di un paesaggio rurale di eccezionale valore» e definendo 7 prescrizioni. Zaia, il presidente della regione Veneto, dopo mesi di tensione fra SIMICO, comune di Cortina d’Ampezzo e Regione per i ritardi accumulati, ha commentato la decisione definendosi «contento della decisione positiva dei tecnici dell’autorità di bacino e della soprintendenza, che hanno operato in piena indipendenza esprimendo le loro prescrizioni». Al momento di scrittura di questa ricerca, il progetto è stato scorporato in tre lotti di cui solamente il primo, la costruzione della cabinovia Apollonio-Socrepes, potrebbe essere portato a termine prima dell’inizio delle Olimpiadi. I ritardi accumulati e le criticità individuate hanno inoltre portato uno dei partner privati, ‘Quick No Problem Parking’ a esprimere forti perplessità rispetto alla sostenibilità economica del progetto.
La società civile ampezzana è divisa sull’argomento: alcune persone, residenti e turisti con cui abbiamo parlato durante la ricerca sul campo, pensano che l’intervento del parcheggio sia necessario per spostare il traffico di auto invernale ai limiti della città. Tuttavia, se il parcheggio sotterraneo non dovesse essere compatibile con il PGRA, questa parte del progetto verrebbe esclusa o fortemente modificata, comportando il rischio di lasciare Cortina d’Ampezzo senza una vera e propria stazione per i bus, una situazione dei parcheggi invariata ed una cabinovia dalla costosa manutenzione (finanziata interamente da fondi pubblici). Tale eventualità è resa ancora più probabile dal passo indietro fatto da uno dei partner privati del progetto sulla realizzabilità del Moving Walkway.
Altri membri della società civile si oppongono fortemente all’attuazione del piano per la mobilità intermodale. Fra gli oppositori (sono stati sette i commenti delle associazioni locali e singoli cittadini in sede di consultazione durante il processo di VIA) spicca il nome dell’ingegner Gillarduzzi che, in una lettera pubblica (8) datata il 20/03/2025 sulla base del suo titolo di geologo con esperienza lavorativa di 26 anni in ambito ingegneristico e membro attivo della comunità ampezzana, descrive come l’opera sia con alta probabilità insostenibile dal punto di vista economico, viste le costanti manutenzioni richieste, le procedure di esproprio necessarie ed i costi di gestione futuri, ed, a suo parere, non fornisca alcun servizio ai cittadini ampezzani, soprattutto se priva di parcheggio. Insomma, così come la pista da bob, a fronte di una spesa pubblica notevole il nuovo piano per la mobilità di Cortina d’Ampezzo rischia di non essere un investimento utile ai cittadini. Una dinamica che sembra essere comune a diverse infrastrutture olimpiche, tra cui anche il Villaggio Olimpico di Fiames che a Olimpiadi finite verrà smantellato non lasciando alcuna eredità agli ampezzani.
Il villaggio olimpico e la questione abitativa di Cortina d’Ampezzo e del Cadore.
In occasione delle Olimpiadi la maggior parte degli atleti e del personale tecnico dei giochi soggiornerà presso il villaggio olimpico, una struttura temporanea situata nella località Fiames, pochi chilometri a monte di Cortina d’Ampezzo lungo la valle del Boite. Il villaggio sarà costituito da case prefabbricate in legno costruite su palafitte ed occuperà l’area dell’ex aeroporto di Cortina. La zona individuata consiste in una piana alluvionale adiacente al torrente Boite e lungo il suo perimetro, secondo le carte del PGRA, sussistono delle aree con moderato rischio idraulico e geologico. Il carattere temporaneo dell’opera ha esonerato il villaggio olimpico da una VIA, svincolando dunque la società SIMICO da ulteriori approfondimenti sul rischio idrogeologico ed un confronto pubblico con l’autorità di bacino. Tale scelta può sembrare innocua visto l’utilizzo dell’infrastruttura durante l’inverno, un periodo raramente interessato da eventi di piena. Tuttavia, il rischio per le infrastrutture permane per i mesi di assemblaggio e disassemblaggio del villaggio olimpico, da praticarsi nella primavera/estate del 2025 e nella primavera 2026. Nel corso dell’inverno del 2025, inoltre, è stata presentata la richiesta da parte di Stefano Pirro, il presidente della società albergatori di Cortina d’Ampezzo, di mantenere il villaggio olimpico anche ad Olimpiadi terminate e di utilizzarlo come foresteria per i lavoratori stagionali. La richiesta, inizialmente accolta con interesse dall’amministrazione e da SIMICO, al momento è stata bloccata dal sindaco di Cortina d’Ampezzo Gianluca Lorenzi e dall’opposizione, in quanto creerebbe una separazione tra abitato ampezzano ed abitazioni dei lavoratori dipendenti (creando un’area abitata ma priva di servizi permanenti) e comprometterebbe il criterio secondo cui è stata evitata una VIA.

Durante la fase progettuale del villaggio olimpico di Fiames, per stimare il rischio idrogeologico associato alla piana alluvionale, è stato utilizzato il PGRA in vigore dal 2015 al 2021, che non tiene conto degli eventi alluvionali degli ultimi 10 anni. Nell’ambito di questa ricerca è stata condotta un’analisi della portata del torrente Boite a monte dell’abitato di Cortina d’Ampezzo tramite i dati pubblici dell’ARPAV (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto). Grazie alla nostra analisi si osserva come in occasione dell’evento Vaia nel 2018 sia stata registrata la massima portata del torrente Boite dal 1992 ad oggi. La tempesta Vaia è stata un evento meteorologico estremo che, tra ottobre e novembre, ha devastato vaste aree del Nord Italia con venti oltre i 190 km/h e piogge torrenziali, abbattendo milioni di alberi. Uno studio scientifico (9) condotto dall’Università di Innsbruck e di Trento ha dimostrato come la tempesta sia stata resa più probabile ed intensa dal riscaldamento globale, suggerendo come tali fenomeni possano diventare sempre più frequenti. Tali eventi atmosferici intensi non hanno un effetto solamente sulla portata del T. Boite e dunque sul possibile rischio di allagamento della piana di Fiames: le precipitazioni estreme infatti interagiscono con i torrenti montani dando luogo a flussi con trasporto solido e frane, note come colate detritiche (10). Sempre secondo le tavole del PGRA la località di Fiames è interessata proprio da fenomeni di colata detritica ed è dunque sottoposta ad un rischio geologico che nei prossimi decenni potrebbe aumentare.
Andando a confrontare il PGRA 2015-2021 con il documento aggiornato per il periodo 2021-2027, abbiamo inoltre riscontrato come le tavole del piano non siano state aggiornate. Le tavole del PGRA vengono aggiornate sulla base di studi condotti sui territori e per avere delle tavole precise e dettagliate è necessario monitorare il territorio in maniera capillare e implementare studi e modellazioni specifiche. Forse le Olimpiadi avrebbero potute essere un’opportunità per attivare nuovi studi sul rischio idrogeologico nella conca Ampezzana e creare eventuali infrastrutture progettate per rendere il territorio resiliente rispetto al cambiamento climatico. Questa avrebbe rappresentato una legacy proposta dagli enti locali e concordata con gli enti competenti a monte dell’evento olimpico. Al contrario, i fatti raccontano che in occasione dei Giochi Olimpici sono state più volte evitate le valutazioni di impatto ambientale in nome dell’urgenza.

Roberta de Zanna, consigliera comunale dell’opposizione di Cortina d’Ampezzo, ha definito il villaggio olimpico «un’occasione sprecata». Per la sua realizzazione verranno spesi circa 39 milioni di euro pubblici, utilizzati per far soggiornare 1400 persone per un totale di 28 notti. Facendo i conti la spesa si traduce in 970 euro a notte per ospite. Una spesa notevole che se da una parte non lascerà un impatto sull’ambiente e sul paesaggio, dall’altra non lascerà nemmeno un beneficio permanente per la comunità. E’ sempre la consigliera de Zanna a raccontarci dell’ipotesi iniziale di riutilizzare l’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore, un villaggio costituito da 280 villette situato sulle pendici del monte Antelao, costruito per ospitare i dipendenti della grande azienda energetica nei periodi di ferie. Il villaggio è stato dismesso negli anni ‘90 ed oggi molte delle villette sono state acquistate da altre società o da privati ed utilizzate come seconde case. Investire sul villaggio Eni sarebbe stato un modo per lasciare una legacy al territorio e per riqualificare un’area dove alcuni edifici versano sempre più in uno stato di abbandono. Tra i motivi principali che hanno portato ad abbandonare l’idea del recupero del villaggio ENI vi è il forte rischio idrogeologico, come riportato dal ministro dello sport Abodi in Senato il 29 febbraio 2024. Una motivazione difficile da comprendere, visto che lo stesso rischio sembra interessare anche molte della altre aree scelte per altre infrastrutture olimpiche.
Sindi Manushi, giovane sindaca di Pieve di Cadore e consigliera della provincia di Belluno, ci ha proposto una riflessione sulla questione abitativa del Cadore che bene si adatta anche al territorio ampezzano. In un territorio come quello di Pieve, in cui è difficile identificare nuove aree edificabili sia per questioni di tutela del paesaggio che di gestione del rischio idrogeologico, è essenziale valorizzare gli edifici già esistenti. Infatti, se è vero che le abitazioni sono proprietà privata, è anche vero che l’uso che se ne fa ha un interesse collettivo. Un edificio usato come seconda casa o lasciato in stato di abbandono va a ridurre la capacità del territorio di attrarre giovani famiglie o lavoratori e va dunque ad alimentare la tendenza allo spopolamento delle aree montane. Invece che realizzare un villaggio temporaneo, si sarebbe quindi potuto investire sulle abitazioni inutilizzate, provando a distribuire in maniera diffusa il personale e gli atleti delle Olimpiadi. Tuttavia, tale modello, come racconta sempre Abodi in Senato, non è compatibile con le regolamentazioni del CIO per le strutture ospitanti olimpiche.
Le promesse infrante del Dossier di Candidatura.
I lavori svolti finora in preparazione delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non hanno mantenuto le promesse fatte in fase di candidatura. Le spese previste per il solo territorio di Cortina d’Ampezzo hanno raggiunto i 900 milioni di euro tra finanziamenti pubblici e privati (i tre progetti qui analizzati sono solo una parte delle infrastrutture previste per i giochi), infrangendo la promessa di Olimpiadi che avrebbero sfruttato solamente infrastrutture esistenti.
Come raccontato dell’ingegnera Pellegrini, dirigente per la Regione Veneto, durante un incontro con le associazioni ambientaliste di Cortina d’Ampezzo tenutosi l’11 aprile 2022, le Olimpiadi sono diventate un’occasione per sbloccare finanziamenti pubblici e privati nella regione. Invece di costruire ‘per le olimpiadi’ si è costruito ‘grazie alle olimpiadi’. Questi investimenti, proposti in fase di candidatura come «completamente integrati con i piani di sviluppo di lungo termine delle città e regioni ospitanti», nel caso del territorio ampezzano sono stati effettuati in un contesto di forte dibattito e contrasti, determinati in alcuni casi dal colore politico o dalla sensibilità ambientale, in altri dagli interessi economici diversi di imprenditori del turismo e cittadini.
Un effetto che le Olimpiadi hanno senz’altro avuto è stato un impulso al mercato immobiliare grazie al quale alcuni degli hotel della conca che versavano in stato di abbandono sono stati acquistati e ristrutturati. Tra questi l’Hotel d’Ampezzo, Cristallo, Venezia ed Italia. In tutti questi casi, tuttavia, le strutture sono state acquistate da privati esterni al territorio ampezzano o società finanziarie internazionali, come la multinazionale di alberghi di lusso Mandarin. Lo stesso impulso al mercato immobiliare ha interessato i prezzi delle case, andando a fornire un’occasione di investimento per facoltosi investitori da fuori Cortina d’Ampezzo e rendendo ancora più difficile l’acquisto di una prima casa da parte dei giovani residenti.
Allo stesso tempo, nonostante il cambiamento climatico rappresenti una grave minaccia per l’economia degli sport invernali, le parole ‘adattamento’ e ‘mitigazione’ sono assenti nei documenti progettuali per le infrastrutture olimpiche. Al contrario, in alcuni casi si è scelto di evitare la procedura di VIA, non investire in studi per la mitigazione del rischio idraulico e geologico e costruire le infrastrutture in aree di dubbia idoneità. Inoltre, si continua ad investire sullo sport invernale che, secondo il report Nevediversa di Legambiente, a causa degli effetti del cambiamento climatico diventa sempre più rivolto ad un turismo di lusso, contribuendo ulteriormente all’aumento dei prezzi delle abitazioni.
Nel corso dell’inverno del 2025, per iniziativa di un gruppo di cittadini di Cortina d’Ampezzo e grazie al supporto del quotidiano online l’Altramontagna, è stato realizzato un sondaggio per misurare il gradimento degli ampezzani nei confronti delle infrastrutture olimpiche. Il 56% dei 627 rispondenti residenti nella conca o in Cadore ha definito l’aumento degli affitti e del valore delle case dovuto all’evento sportivo ‘estremamente negativo’. Mentre i cittadini hanno apprezzato le infrastrutture stradali previste per la statale Alemagna in vista delle Olimpiadi, la maggioranza degli intervistati si è espressa contraria alla costruzione della pista da Bob, del villaggio olimpico e della cabinovia di Socrepes. Il 64% crede che le Olimpiadi abbiano un impatto negativo sull’ambiente. Di fronte a questi risultati, nettamente in contrasto con il sondaggio promosso da CIO e CONI in fase di candidatura, viene naturale chiedersi a favore di chi siano stati programmati gli investimenti sul territorio di Cortina d’Ampezzo di cui parlava l’ingegnera Pellegrini nel 2022. Riprendendo le parole dell’ingegner Gillarduzzi nella sua lettera aperta alla comunità ampezzana: «SIMICO ha certamente a cuore le Olimpiadi, ma non si capisce chi stia tutelando Cortina e chi ci abita?»
Fonti:
(1) Lorenzi R. ed S., “Cortina 2020-2040. Storia di una comunità al tramonto?” (2022, Light Hunter Publications), p.14.
(2) Osservatorio Valori Immobiliari delle Strutture Ricettive, “Report Hotel 2019 Focus Montagna” (2019, World Capital).
(3) Savills Research, “The Ski Report World Residential – Winter 2021, 2022” (2022, Savills Research), p. 15
(4) Hock, R., G. Rasul, C. Adler, B. Cáceres, S. Gruber, Y. Hirabayashi, M. Jackson, A. Kääb, S. Kang, S. Kutuzov, Al. Milner, U. Molau, S. Morin, B. Orlove, and H. Steltzer, “2019: High Mountain Areas. In: IPCC Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate”. Cambridge University Press, Cambridge, UK and New York, NY, USA, pp. 131–202. https://doi.org/10.1017/9781009157964.004.
(5) Osservatorio Italiano del Turismo Montano, “Skipass Panorama Turismo” (2024, Skipass), p. 6
(6) M. Bertelli, F. Bonalumi, A. Tranquillo, “I Padroni della Neve” (2025, IRPI media).
(7) Bossi, G.; Mantovani, M.; Frigerio, S.; Schenato, L.; Marcato, G.; Pasuto, A.” A Monitoring Network to Map and Assess Landslide Activity in a Highly Anthropized Area”. (2016, Geosciences). https://doi.org/10.3390/geosciences6030040
(8) Dott. Gillarduzzi A., “Lettera Aperta, Osservazioni sulla Nuova Cabinovia D’Apollonio/Socrepes” (19 marzo 2025, Voci di Cortina).
(9) Castiglione A., “From global warming to extreme precipitation: An attribution study of the Vaia storm (2018) to raise climate change risk-perception in the Trentino population” (2023, Università degli studi di Innsbruck, Università degli studi di Trento).
(10) Turkington, T., Remaître, A., Ettema, J. et al. Assessing debris flow activity in a changing climate. (2016, Climatic Change Springer Nature). https://doi.org/10.1007/s10584-016-1657-6
Un sentito ringraziamento a Sofia Farina per il prezioso contributo nella raccolta delle interviste e a Carlotta Bartolucci, della rete Open Olympics, per il sostegno costante e l’impegno condiviso. Grazie anche a tutti i membri della rete attivi sul territorio ampezzano per la generosa condivisione di materiali, documenti pubblici e contatti legati alle infrastrutture olimpiche sul territorio di Cortina. Un grazie speciale infine alle attivistə e cittadinə di Cortina d’Ampezzo, che con le loro voci, storie e riflessioni hanno reso possibile questa inchiesta.
In copertina: Veduta di Cortina dal versante delle Tofane a febbraio 2025